19/05/2012 Cerca nel sito:

Storie di Team

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Storie di Team - Un racconto Namibiano - Renato (ROMA)

Eccomi qua, mi ritrovo come tante delle sere da quando sono tornato, davanti al mio pc e guardo ancora una volta i quasi 1700 scatti, immagini attraverso l’obiettivo dei miei occhi e della mia macchina fotografica..
Rivederli è un po’ come essere ancora là, nel bush, la jeep che si ferma, dopo chilometri di asfalto, terriccio e la fine sabbia a tratti rossa del Kalahari, e l’area dove ci accamperemo questa notte..
Fermata la macchina e scesi, l’immancabile “Windhoek beer” gelata che il nostro Werner mi porge elegantemente, via, si stappa e si brinda a questo nuovo tramonto..il silenzio si accorda alla musica della savana, e noi a contemplare ciò che abbiamo intorno e dentro ognuno di noi.
L’armonia che giorno dopo giorno si fa sempre più perfetta, in perfetta sintonia tra il dentro e il fuori..e il fuori che viene interiorizzato fino a che non v’è più alcuna differenza tra le due dimensioni. Sei parte del tutto ormai, e mentre il sole nel suo breve calare segna il tempo del giorno che va tramontando dentro di noi, si inizia a preparare il campo come un’orchestra perfettamente accordata e piano piano quel posto diventa parte di noi, si trasforma nel posto che ognuno di noi ha sempre portato con sé.. Ognuno con la propria tenda, io ho scelto quella sulla jeep, chissà perché, per giocarci un po’ su dico che è per star lontano il più possibile dagli animali, ma non è così, è che forse la terra d’Africa ancora è troppo difficile per me per arrivare a sentirne il respiro appoggiandone l’orecchio..sono ancora troppo sordo per poter godere di questo miracolo..Werner con i suoi tre rami e la pentola legata dell’acqua è in pieno “chicken surprise” la sua specialità, una vera prelibatezza, mentre Luca si dedica a tutto il resto, muovendosi come se fosse nato in quei posti, e io?..non è semplice entrare a far parte di una grande orchestra, osservo affascinato i loro movimenti sicuri e silenziosi e piano piano cerco di imitarli per poi trovare una mia cadenza, un mio stile..il campo è pronto e come sarà per tutte le sere a venire ci mettiamo seduti intorno al tavolo lasciando libero il lato che da sul “panorama”..il vino inizia a scivolare dalla bottiglia al bicchiere e da questo alla gola, seccata dalla polvere e dalla sabbia del Kalahari..si ride, si scherza, un po’ in italiano, e un po’ in un inglese a me quasi del tutto incomprensibile, ma che poi piano piano diventa sempre più familiare. Luca ogni tanto fa da interprete passando elegantemente tra le due lingue, Werner al mio stentato inglese si sforza di comprendere così come faccio io con lui, ma questa è una delle volte in cui le parole non possono aggiungere molto alla straordinaria ricchezza del silenzio. Stiamo vivendo lo stesso mondo e la mia lingua è stentata perché ancora ho troppo occidente con me.. Il sole lascia spazio alle altre stelle e la notte favorisce il silenzio tra di noi, un silenzio fatto di mille voci interne, ognuno con i suoi pensieri, le sue storie, compiute ed incompiute, quelle future, i sogni…nel suo perfetto inglese Werner dice qualcosa e poi sorridendo insieme a Luca si porta la mano con le dita a mo’ di pistola alla tempia, ridono entrambi, e rido anch’io perché penso di aver capito cosa intendesse dire, infatti Luca nel suo far da interprete mi dice che per Werner se non avessimo sogni l’unica soluzione sarebbe proprio in quel gesto mimato..nella diversità dei vissuti, c’è un esser coetanei non solo nell’età ma anche è soprattutto in quel gesto con le mani..cosa ne sarebbe di uomo senza sogni…
Grande risata, ma sì, sogniamo, la costruzione su palafitte nell’Okawango di un centro di formazione per nuovi sognatori… quanto è straordinario l’incontro tra sognatori che si ritrovano negli stessi sogni.. e con quella sua splendida risata colorata dalla faccia arrossata da un buon rosso sudafricano Werner ci augura la buonanotte e si dirige verso la sua tendina, a seguire Luca e poi io, alle prese con la “scalata” per arrivare su in cima alla jeep dov’è la mia dimora..a fatica apro la zip, un ultimo sguardo all’indietro per godermi il buio della notte e quella mezzaluna coricata a mo’ di gondola, e via dentro la mia culla.. Disteso sul sacco a pelo, la mia anima proietta nella mente il film della giornata davanti ai miei occhi chiusi..poi grazie alla head lamp, ritrovo tra le mie cose la macchinetta fotografica, e mi godo le immagini del giorno appena trascorso..la voglia è di rivivere la magia accompagna il momento dello scatto..ecco forse perché, ora da casa seduto al mio tavolo, desidero tutte le sere rivedere quelle foto, come quando disteso sul sacco a pelo rivedevo il film della giornata..
Mi piace essere svegliato dal canto delle tante specie di uccelli che annunciano l’arrivo del sole…devo uscire, vedere, sentire l’aria della mattina e ricambiare al sole il saluto…lenta discesa dalla scaletta, dentro di me il ricordo di Armstrong e io piccolino che fantasticavo la luna, in fondo non ne fui mai contento di quella scoperta..la luna è lassù e là deve restare, va indicata e non conquistata..contemplata e amata.. il mio passo sul suolo africano non fu certo un grande passo per l’umanità, ma per me si, per la mia di umanità…un primo giro per sentirlo quel posto e in quella particolare ora. Si sta facendo giorno, sai che durante notte nella savana s’è lottato per la vita… c’è bellezza in tutto ciò che ho intorno, l’immancabile macchinetta mia fedele compagna di viaggio poggiata sul cavalletto, come una scusa per fissare meglio ciò che ho davanti..un prolungamento dei miei occhi, la voglia di mettere a fuoco dentro di me ciò che vedo… sogno e realtà si fondono perfettamente in un caleidoscopio di immagini. Via via gli scatti mi aiutano ad osservare meglio.. la speranza di quel leone o di quel leopardo per un incontro di sguardi mi accompagna per tutto il tempo, chissà se mai accadrà..ed ecco che c’è vita anche nelle tende dei miei amici, Werner col suo inconfondibile e sorridente “good morning” inizia il rituale della preparazione del caffè... Poco dopo altro “good morning” sorridente, è Luca che entra a far parte dell’orchestra.… eh sì miei cari amici, è davvero un bel giorno anche questo che è appena iniziato, ed è bellissimo iniziare la giornata con un buongiorno sorridente… una colazione che abbraccia più contenenti, caffè americano, burro di arachidi e nutella…. polpa di avocado spalmata sul pane nero..sapori strani e nuovi, conditi con l’aria africana, forse immangiabili altrove..e nel rispetto dei tempi di ognuno e di ogni cosa ci si prepara per questa nuova giornata, chissà cosa vedrò oggi, e, soprattutto, cosa sognerò…

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